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Collegio Romano dei Gesuiti

possessore

Dettagli

  • Personale/Collettivo: Collettivo
  • Codice: EL Ex libris
  • Pid: SBNV123724

Descrizione

Ex libris, tipografico, in forma epigrafica (19×40 mm), in tre righe: Ex Bibliotheca majori Coll. Rom. Societ. Jesu; databile alla prima metà del 19 sec.

Timbro (sul frontespizio), ad inchiostro nero in forma ovale (35 x 32 mm; 20×22 mm), in due anelli con l’iscrizione: BIBL. SEC. COLL. ROM. SOC. IESV; nello specchio un libro aperto e le lettere: IHS (lesus Hominum Salvator).

Timbro tondo (sul frontespizio), ad inchiostro nero in due anelli: nella corona: COLLEG. ROMANI BIBLIOTH.; nello specchio un libro aperto e le lettere: IHS (lesus Hominum Salvator)

Nota manoscritta (sul frontespizio): Bibl. Secr. Coll. Rom. Soc. Jesu

Il primo nucleo librario della Biblioteca fu costituito nel febbraio del 1551 unitamente a quello che poi sarà chiamato Collegio Romano. Dopo vari spostamenti dovuti all’afflusso sempre crescente di alunni, nel 1581 papa Gregorio XIII concesse ai Gesuiti un appannaggio di 6.000 scudi per la costruzione di una nuova sede; il Papa fu detto “fondatore e protettore” del Collegio e, in seguito, l’Università Pontificia, emanazione diretta del Collegio Romano, sarà chiamata Gregoriana in suo onore.
La Bibliotheca Maior era descritta da un catalogo di 12 volumi in folio per un totale di circa 40.000 voci, redatto alla metà del secolo XVIII (Fondo Antichi cataloghi, n. 23, Biblioteca Nazionale di Roma) e, a quanto pare, basato su un catalogo del secolo precedente e sugli inventari dei fondi specializzati della seconda metà del Seicento. Essa era detta pure “Libreria secreta” (situata alla Crociera, ossia all’incrocio di due imponenti corridoi), nel senso di separata, per distinguerla dalle raccolte private dei Padri e dalle biblioteche minori ad uso specifico di docenti e studenti; essa era accessibile solo ai professori e ai superiori residenti nel Collegio a cui veniva concesso il prestito dei volumi.
In seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773, il Collegio Romano fu affidato alla custodia del clero secolare romano fino al 17 maggio 1824, quando papa Leone XII, con il Breve Cum Multa, lo riconsegnò ai Gesuiti. La soppressione non deve aver avuto forti ricadute sulla Biblioteca; pare anzi che essa sia rimasta sostanzialmente inalterata, visto che Gaetano Moroni nel 1842 nel suo Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da s. Pietro sino ai nostri giorni, la descriveva così: «I volumi della Biblioteca si fanno ascendere a ottantamila: la sala di essa è vasta, ed ha la forma di una croce latina, oltre di che da un lato sonovi aggiunte cinque stanze non piccole. Sono da osservarsi fra tante opere quelle, che riguardano la sagra Scrittura, la teologia, la storia ecclesiastica, la letteratura classica greca e latina, la storia profana e l’archeologia … Dentro al Collegio sonovi pure altre quattro minori librerie per uso delle quattro classi di persone che attendono all’insegnamento ed allo studio, e possono dalle medesime prendere i libri occorrenti, per valersene al bisogno. I volumi in esse contenuti, in una quelli d’uso particolare de’ gesuiti, ammontano a trentamila».
Nel 1873, tre anni dopo l’annessione di Roma al neonato Regno d’Italia, il Collegio Romano dovette lasciare definitivamente la sua sede storica e trasferirsi nel Palazzo Borromeo in via del Seminario. Papa Pio IX, con rescritto del 4 dicembre 1873, permise al Collegio Romano di assumere il titolo di Pontificia Università Gregoriana del Collegio Romano e conferì al Rettore il diritto di sottoscriversi “Rettore della Pontificia Università Gregoriana”. Dalla sua antica biblioteca avrà origine il primo e più importante nucleo (50.000 volumi), di quella che sarà la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. All’azione ispettiva del Narducci, il 7 ottobre del 1872, il rettore del Collegio si oppose, chiedendo che il Collegio Romano fosse risparmiato e venisse riconosciuto come istituto di carattere scolastico e fu tutto rimandato alla promulgazione della legge. Dal Moroni, comunque, apprendiamo che i volumi del Collegio Romano trent’anni prima ammontavano a circa 110.000 volumi.
La Giunta liquidatrice prese possesso del Collegio nell’ottobre del 1873, denunciando un patrimonio librario di 50.000 volumi (30.000 stimato dal Narducci), ma la consegna al Ministero della Pubblica Istruzione avvenne effettivamente nel settembre del 1874. Quattro anni dopo nel Collegio furono rinvenute un gruppo di pergamene, codici manoscritti e oggetti preziosi in un nascondiglio segreto. Le pergamene andarono all’Archivio di Stato e i manoscritti alla neonata Biblioteca Nazionale.
Nel 1875 nella relazione di Ettore Novelli (che affiancò Enrico Narducci, delegato governativo per le biblioteche di Roma, nell’ispezione delle ex biblioteche claustrali romane), al ministro della Pubblica Istruzione, risulta che i manoscritti del Collegio Romano erano 958, mentre quelli della Casa Professa erano 137, oggi tutti confluiti nel patrimonio della Biblioteca Nazionale.

Archivio Storico Università Pontificia Gregoriana
Archivio Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (BNCR)
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Collocazione Collegio Romano dei Gesuiti