Dettagli
- Personale/Collettivo: Collettivo
- Codice: TE
- Pid: VEAV556262
Descrizione
Timbro ovale ad inchiostro nero (sul frontespizio, mm 20×17), recante lo stemma della famiglia Albani (d’azzurro, alla fascia accompagnata in capo da una stella a otto raggi e in punta da un monte di tre cime, il tutto d’oro). Nella parte inferiore: BA.
La famiglia Albani proveniva da un’antica famiglia dell’Albania, da cui deriva l’etimologia della parola; si trasferì in Italia nel 1464 con Filippo de Lazj (o de Lazii), per sfuggire all’avanzata ottomana.
I figli di Filippo de Lazj cambiarono il loro cognome in Albani per ricordare il paese di provenienza; essi godettero di nobiltà a Urbino, San Marino, Venezia, Genova, Viterbo e Napoli, ma sostanzialmente si stabilirono ad Urbino, Roma e Napoli. Tra i membri di maggior spicco vanno ricordati: Alessandro (1692-1779), collezionista e mecenate, dalle cui raccolte antiquarie ebbero origine alcuni fra i più importanti musei europei, e Giovanni Francesco (1649-1721), eletto papa con il nome di Clemente XI nel 1700.
Essi diedero vita anche ad una delle più belle raccolte librarie dell’antichità, che subì le dispersioni, comuni purtroppo alle biblioteche delle grandi famiglie patrizie del ‘700.
Nel Palazzo Albani di Urbino, la famiglia possedeva la Albana Urbinas, una ricchissima biblioteca che rimase nella sua sede originaria fino al 1915, quando, avendo venduto il palazzo, la famiglia la trasportò alla villa Imperiale di Pesaro. Nel 1928 fu acquistata in blocco dalla Catholic University of America di Washington ed è lì conservata con la denominazione di Biblioteca Clementina. Annesso alla biblioteca era l’archivio della famiglia, che di recente è stato restituito agli studiosi grazie alla generosità dei discenti della famiglia Albani (Cfr. il sito: http://www.archivioalbani.it/).
La Albana Romana, invece, era la grande biblioteca raccolta da Clemente XI nella Sala Regia del Quirinale, poi trasferita nel palazzo alle Quattro Fontane. Ed era in essa che erano collocati i grandi tesori bibliografici; infatti, il pontefice aveva fatto portare da Urbino i pezzi più preziosi e importanti, come gli autografi di Bernardino Baldi. Ma soprattutto aveva acquisito la più ricca e interessante biblioteca creata a Roma fra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600: la raccolta di Cassiano dal Pozzo, che comprendeva, oltre alla biblioteca di Federico Cesi, l’antica collezione messa insieme prima del 1630 dall’Accademia dei Lincei. La splendida biblioteca romana fu poi curata e arricchita dal cardinale Alessandro; e a lui si devono gli autografi lasciatigli in eredità da Johann Joachim Winckelmann come atto di riconoscenza per la protezione e per averlo ospitato come bibliotecario negli ultimi anni.
Nel 1762 il cardinale Alessandro, a causa delle enormi spese sostenute per la costruzione della nuova villa sulla Salaria (oggi villa Torlonia), fu costretto a vendere parte della sua straordinaria collezione di disegni a Giorgio III d’Inghilterra tramite l’antiquario James Adam. Oggi essi, divisi per materie, sono conservati presso il castello di Windsor, il British Museum, la British Library, i giardini botanici di Kew e la biblioteca del Sir John Soane’s Museum, mentre i disegni botanici sono presso l’Institut de France.
Con l’instaurazione della Repubblica romana, nel 1798-99, i francesi rivoluzionari confiscarono e requisirono tutto il patrimonio della famiglia Albani e gran parte delle loro collezioni artistiche e bibliografiche, come avevano già fatto nel resto d’Italia; anche l’arrivo a Roma del generale austriaco Karl Mack von Leiberich, al servizio di Ferdinando IV di Borbone per ristabilire l’autorità papale, comportò altri saccheggi e numerose opere d’arte e casse di libri furono inviati a Napoli.
Con la restaurazione nel 1815, il principe Carlo e il cardinal Giuseppe Albani richiesero la restituzione dei beni confiscati ed in effetti riuscirono a recuperarne la maggior parte, anche se molti codici sono tuttora conservati presso l’École de Médicine di Montpellier e la Biblioteca Nazionale di Napoli.
Dopo la morte del principe Filippo, avvenuta nel 1852, la parte più cospicua della biblioteca fu venduta tramite il libraio Paolo Petrucci, in parte a privati o Istituti particolarmente interessati, in parte con un’asta pubblica tenuta nel palazzo alle Quattro Fontane fra il novembre 1857 e il febbraio 1858; il poco che restava, circa 1.800 volumi, stampati o manoscritti, fu venduto il 15 marzo 1862 alla Biblioteca Imperiale di Berlino grazie alla mediazione di Theodor Momsen, ma la nave che trasportava la preziosa mercanzia, racchiusa in 12 casse, naufragò al largo di Gibilterra.
Migliaia di manoscritti e libri a stampa provenienti dalle biblioteche Albana Urbinas e Albana Romana sono attualmente conservati in biblioteche pubbliche e private in Europa e negli Stati Uniti.
Archivio Albani, papa Clemente XI, Disiecta membra. Tracce e testimoni delle Biblioteche Albani, <http://www.archivioalbani.it/>, ultima consultazione: 18 marzo 2026
Archivio possessori, Biblioteca Nazionale Marciana, Bibliotheca Albana, < https://archiviopossessori.it/archivio/785-bibliotheca-albana >, ultima consultazione: 18 marzo 2026
Biblioteca digitale dell’Archiginnasio di Bologna, Archivio dei possessori, Albani, <http://badigit.comune.bologna.it/possessori/dettaglio.asp?lettera=468 >, ultima consultazione: 18 marzo, 2026
E. Re, Albani in Treccani Enciclopedia online, <https://www.treccani.it/enciclopedia/albani_%28Enciclopedia-Italiana%29/ >, ultima consultazione: 18 marzo 2026
Moranti Maria, Le biblioteche della famiglia Albani in Archivio Albani, papa Clemente XI, < http://www.archivioalbani.it/index.php?id=12772&L=3%27A%3D0%27> ultima consultazione: 18 marzo 2026
Biblioteca Statale di Montevergine